estetica rizomatica 360° stefania carbonara

ESTETICA RIZOMATICA

Un’altra ricerca universitaria per sostenere un esame! Davvero molto interessante…Vi consiglio di leggero e di approfondire l’argomento #scienzamoderna

ESTETICA RIZOMATICA

Esame di Teoria delle Arti Multimediali – A. Bonsignori & S. Carbonara

Il concetto di rizoma è l’applicazione di un nuovo modello, un metodo per comprendere gli schemi logici e analogici che attraversano e infestano il pensiero dell’uomo moderno. Il sistema rizomatico è un modello semiotico che si oppone ai paradigmi scientifici e culturali basati sulla struttura ad albero.

Il rizoma, in natura è una modificazione del fusto che troviamo in molte piante acquatiche e in molte specie vegetali. La specificità è quella di penetrare nel terreno orizzontalmente e non lungo un movimento verticale come le tipiche radici a fittone.

rizoma

La caratteristica del rizoma che ha portato ad utilizzarlo metaforicamente per concetti filosofici, sociali e culturali è proprio questa sua capacità di sviluppare autonomamente delle nuove piante in condizioni talvolta difficoltose. Il rizoma visto metaforicamente è un anti-radice, un anti-albero, che collega un punto qualsiasi ad un altro, ciascuno dei suoi tratti non rimanda obbligatoriamente a tratti dello stesso genere. A differenza del paradigma ad albero, il rizoma non si riconduce né all’uno né al molteplice. Nel sistema ad albero vi è un centro stabile e un ordine preordinato di significati disposti in modo lineare. Il rizoma è invece un sistema senza centro, non gerarchico, decentrato, reticolare e non sequenziale; e delinea una modalità di pensare la superficie in maniera alternativa rispetto alla metafisica del fondo.

Il rizoma si è rilevato un sistema adatto per definire gli spazi connettivi della rete Internet proprio per questa sua struttura reticolare. Questo costituisce la possibilità di fuga in una struttura arboriforme. Se il sistema ad albero impone la metafisica e il verbo essere, alla base delle tipologie di pensiero occidentale, il rizoma ha come tessuto connettivo la congiunzione molteplice: “e…e…e”. È quindi usato per esprimere la complessità di un fenomeno e per unire dei concetti anche molto lontani, ma tali per cui noi possiamo trovarci delle relazioni logiche. Questi concetti vengono trattati nel libro Millepiani, pubblicato nel 1980, da Deleuze e Guattari. È il secondo dei due volumi L’anti-edipo e Capitalismo e schizofrenia. I piani teorici dei due francesi proiettano l’uomo in una realtà virtuale, dove la fuga dal dualismo risiede nella linea tra due o più termini e non da-a. L’obiettivo del rizoma è la teoria della molteplicità, dove le nozioni sono sparse in una rete capace di raggiungere possibili mutazioni. L’opinione dei due pensatori francesi, è una visione completamente vitalistica e liberatoria. Introducendo la figura del rizoma, i due autori delineano una modalità di pensiero che si pone alternativamente rispetto alla metafisica classica. Partendo dalla critica di Nietzsche sulla Morte di Dio, essi scartano la credibilità della verticalità trascendentale che reintroduce un Dio come autore del pensare, ma approvano una immanenza assoluta che rappresenta la vita come un corpo pieno. Questo pensiero deriva dalla convinzione che la vita non ha più bisogno di una forma di riempimento dall’alto, in quanto è abitata da singolarità ed eventi molteplici, esclude dunque una visione al di fuori della filosofia ed è inoltre una visione moderna molto aperta.

ATLANTE DI IMMAGINI

Il concetto di Atlante è stato progettato dallo storico dell’arte tedesco, Aby Warburg. Secondo Warburg, lo spazio del pensiero si imposta come un “intervallo di oscillazione tra la fantasia e la ragione, tra la visione religiosa e quella matematica”. [cit. Warburg]

Mnemosyne è un atlante figurativo costituito da montaggi fotografici e reperti di vario genere. La forza dell’atlante, come modalità di indagine artistica, sta nel rievocare una memoria collettiva. La metafora dell’atlante la si ritrova in molte opere moderne e post moderne di vario genere. Dopo l’introduzione della prospettiva, Il concetto di griglia viene utilizzato per rappresentare la realtà. Rosalind Krauss riguardo la griglia scrisse: “Nella sua essenza astratta, la griglia esprimeva una delle leggi fondamentali della conoscenza, la separazione del campo percettivo da quello del mondo reale.”

Come il rizoma, la griglia ci porta a saltare da una parte all’altra in modo incontrollato. Gerhard Richter e Hanne Darboven sono gli autori di due progetti archivistici che seguono la metafora dell’atlante di immagini. In Atlas di Richter e in Kulturgeschichte di Darbov, l’osservatore si trova a dover fare delle corrispondenze tra diversi elementi che viaggiano nel tempo e nello spazio in modo frammentario. Kulturgeschichte è stato definito come “la stanza della memoria schizofrenica”, dove il passato viene rievocato metaforicamente.

atlante di immagini

I due lavori si presentano come dei mosaici a griglia composti da tesserini multiformi. Come nel sistema rizomatico, l’occhio non riesce a trovare un centro su cui soffermarsi e quindi passa e scorre da un lato all’altro. Il lavoro di Richter, Atlas, è una raccolta di immagini di vario tipo anch’esse schierate a griglia. Sono soprattutto delle istantanee che lui stesso a scattato nei suoi viaggi e sono tutti modelli iconografici che ha utilizzato nei suoi dipinti. Queste due opere vengono appunto definite atlanti delle emozioni, dato che sono due procedimenti conoscitivi paragonabili alla rappresentazione grafica su una superficie piana della terra.

WEB

Il WEB è il labirinto moderno, è l’immagine per eccellenza che descrive il rizoma. Nasce ufficialmente nel 1991, per mano di Tim Berners Lee ed altri ricercatori del CERN di Ginevra. E’ stato concepito da suo Padre proprio come sistema rizomatico, voglio dire che l’idea di base con il quale è nato il web è proprio la stessa che sta alla base del rizoma, e sicuramente senza i pensatori citati in precedenza Tim Berners Lee avrebbe pensato ancora come un albero. Il concetto che ha fatto svoltare l’idea di Tim Berners Lee, quello che lo porta agli antipodi del paradigma ad albero è stato il concetto di ipertesto.

“Hypertext would be most powerful if it could conceivably point to absolutely anything. Every node, document – whatever it was called – would be fundamentally equivalent in some way. Each would have an address by which it could be referenced. They would all exist together in the same space – the information space”.

Queste le parole del Padre Fondatore del web riguardo l’ipertesto, le stesse parole con le quali Deleuze e Guattari descrivono il rizoma. Le somiglianze sono immediate e l’affermazione più importante da fare è che probabilmente i due filosofi francesi non hanno sbagliato teorizzando e proponendo il sistema rizomatico come schema di pensiero del futuro. Tuttavia non è circa la storia del web e la rivoluzione proposta da Tim Berners Lee il paragone proposta ma bensì circa un giovane net artist, Jonas Lund.

web sistema rizomatico

Jonas Lund è svedese, formatosi fra Amsterdam e New York. La poetica della sue opere è centrata sul mondo del WEB 2.0, sull’analisi del tempo delle relazioni che si intersecano in questi spazi on-line. Di tutti i suoi lavori, il più recente ed interessante è We See (In Every Direction). 

PONTE TRA ARTE E SCIENZA

Legata al cyberpunk è la teoria dei frattali, od in altre parole la geometria del caos. L’esperienza quotidiana è molto complessa e diversamente da quello che predilige la geometria convenzionale, in natura prevalgono il disordine e la disarmonia e non le figure geometricamente perfette, ogni cosa tende all’entropia. L’esperienza compiuta nel ciberspazio può essere vista come un frattale del vissuto in quanto è su questo misticismo visionario, sulla teoria del caos e del disordine come liberazione ultima che il cyberpunk imposta il suo rapporto con la società dei consumi. Una caratteristica del frattale è l’autosomiglianza, vale a dire che la sua forma non cambia ma si ripete. Si ripropongono dal grande all’infinitamente piccolo, di scala in scala. Il parametro che determina l’irregolarità dell’oggetto è la dimensione frattale. Secondo lo studioso Rupert Sheldrake, la realtà è come un “vasto frattale costituito da campi di risonanza”. Questo significa che ogni cosa, seppur piccola, influenza tutto ciò che le sta intorno; e lo fa costantemente. Con l’avvento dei computer si è potuti arrivare a parlare di “sintesi autogenerativa”. Si è riusciti quindi a creare un processo che calcolasse, durante il suo stesso svolgimento morfogenetico, la modellazione delle forme frattali.

frattali

 

 

BIBLIOGRAFIA

– Il Cyberpunk , Piergiorgio Pardo

– Arte contemporanea, le ricerche internazionali dalla fine degli anni ’50 a oggi, Francesco Poli.

– Art Biotech, Jens Hauser.

– New Media Art, Mark Tribe e Reena Jana.

– Il Libro dei Labirinti, Paolo Santarcangeli (prefazione di Umberto Eco)

SITOGRAFIA

http://www.sitosophia.org

http://www.thegreatbeyond.it/public/corsomotori/materiali/rizoma.pdf

http://web.tiscalinet.it/andreanet/paradigmi.htm

– Wikipedia: Antonio Caronia e Ogni cosa è illuminata

ALTRE FONTI

– Dispense di Teoria delle Arti Multimediali a cura di Pier Luigi Capucci

– Dispense di Archeologia dei Nuovi Media a cura di Stefano Coletto

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